Rapporto scuola famiglia, perchè è importante e come migliorarlo.

Affidiamo i nostri figli al contesto scolastico per molti anni, sappiamo comunicare sinceramente ciò che davvero conta per noi?
Stili genitoriali diversi.
I bambini e le bambine sono tutti diversi, così come lo sono i loro genitori. Ognuno ha un approccio all’apprendimento e all’esperienza dello stare a scuola, più o meno intenso ed intenzionale.
Alcune famiglie hanno uno stile genitoriale attento e partecipe, pongono ciò che i figli sperimentano e vivono a scuola, al centro del dialogo quotidiano, partecipano alla vita scolastica, si interessano di tutto quello che viene proposto ai figli e, quando possono condividono con altri genitori o con gli insegnanti, momenti di riflessione.
Altri genitori, per tutta una serie di motivi personali, hanno uno stile genitoriale passivo, si limitano ad accompagnare i figli e ad affidarli agli insegnanti, ritenendo che vita familiare e vita scolastica siano due mondi che procedono parallelamente senza mai incontrarsi.
Meglio uno stile genitoriale o l’altro? Dopo più di trent’anni di insegnamento e la mia esperienza di madre, penso che ci siano tanti modi diversi di essere genitori, tanti stili genitoriali, tutti o quasi legittimi, quello che li differenzia è secondo me l’intenzionalità.
Genitori attivi vs genitori spettatori.
I genitori attivi, presenti, quelli che scelgono di esserci e di accompagnare i figli nel loro percorso educativo, non sono più bravi degli altri e loro e i loro figli, non hanno per forza un percorso più facile.
Questi genitori sono semplicemente più coinvolti, portano il loro contributo, si mettono in gioco e in discussione, sono pronti a modificare le loro traiettorie di sviluppo e ad imparare cose nuove, vivono tutte le difficoltà che vivono anche gli altri genitori, ma non si nascondono dietro un dito e, anzi, si assumono per intero le loro responsabilità.
Essere genitori attivi, stare dentro il rapporto con la scuola o con le diverse agenzie educative, esserci, è impegnativo.
Essere genitori attivi, significa partecipare anche quando si è stanchi e si vorrebbe stare semplicemente sul divano, significa trovare il tempo per leggere, formarsi, confrontarsi, offrire risorse, energie e tempo, non solo ai propri figli ma anche a quelli degli altri, significa crederci, rimanere delusi, a volte sentirsi soli e incompresi, altre volte felici e sulla strada giusta.
Quello che posso dire per la mia esperienza, è che a volte capita di chiedersi se vale davvero la pena di essere genitori attivi, ma credo che la risposta sia sempre, in definitiva affermativa.
Ad ogni riunione scolastica cui si partecipa, si conosce qualcosa di inedito sulle giornate dei nostri figli, ad ogni esperienza di formazione si porta a casa uno spunto nuovo su cui riflettere, magari una conquista, ad ogni momento di condivisione con altre famiglie, impegnativo o divertente che sia, corrisponde sempre un’occasione di crescita.
I genitori spettatori, quelli che non partecipano, viceversa, si ritrovano con decisioni prese da altri, e subiscono e fanno subire ai loro figli, le scelte altrui, non sperimentano e quindi non gustano esperienze, che a volte sono successi ed altre fallimenti.
Genitori attivi o passivi. Più bravi gli uni o gli altri?
Alla domanda se siano meglio i genitori attivi o quelli passivi, la risposta non c’è o forse è racchiusa nel testimoniare ai propri figli il proprio modo di stare al mondo.
Dico sempre ai genitori che incontro a scuola, che si impegnano con passione in diverse attività e che prima o poi vengono delusi o amareggiati da qualche esperienza, che i bambini e le bambine, tutti, non solo i loro, guardano il mondo e ai loro occhi attenti e curiosi, non sfugge l’approccio alla vita che hanno gli adulti che li circondano.
Ogni volta che ci siete, che partecipate, che apportate il vostro contributo, siete sotto gli occhi di tutti, bambini ed adulti e vi esponete a critiche e commenti talvolta malevoli.
Questo può essere molto doloroso e può dissuaderci dal continuare ma credo che proprio ai nostri bambini per primi, questo esserci, insegni qualcosa della vita, di come siamo, di quali siano i nostri valori e di quale mondo stiamo cercando di costruire, proprio perché loro possano viverci al meglio.
Rapporto scuola famiglia: l’importanza di costruirlo per ogni bambino e bambina.
I bambini e le bambine, fin da piccoli, passano a scuola molte ore e, come ben sappiamo la scuola non è fatta solo di compiti e lezioni, è fatta anche e soprattutto di esperienze e relazioni, con i pari e con gli adulti.
Spesso gli insegnanti hanno uno sguardo privilegiato sui nostri figli, li guardano in un contesto allargato che è molto più vasto di quello familiare.
Li vedono sperimentarsi nell’apprendimento, nella costruzione di amicizie, nelle scoperte, nei fallimenti e nelle conquiste.
Li ascoltano e se sono bravi, sanno ascoltare il suono silenzioso di un albero che cresce, il suono di un cuore, di una mente, di un’anima che crescono.
Non tutti gli insegnanti sono bravi, è vero, ma per limitati che siano, sanno e vedono cose che, come genitori, noi non possiamo vedere e conoscere.
Il rapporto scuola famiglia o, se si preferisce, genitori insegnanti, è importante perché apre un canale di comunicazione tra due mondi: quello familiare e quello sociale.
I nostri bambini sono un unicum e sono sé stessi, il loro stare a scuola e il loro vivere in famiglia sono due aspetti della loro esperienza, tenere separati questi due mondi non migliora certo la loro vita.
Avere un buon rapporto con gli insegnanti.
Avere un buon rapporto con gli insegnanti è fondamentale ma come si costruisce un buon rapporto? Da dove si parte?
Un buon rapporto con gli insegnanti si basa su due pilastri fondamentali: la capacità di ascolto e la capacità di comunicare.
La capacità di ascolto non è scontata, ogni giorno ci accorgiamo di quanto sia più facile trovare persone che parlano molto, mentre sono poche quelle che sanno ascoltare.
Incontrare gli insegnanti nel corso dei colloqui, ma anche imparare a conoscerli ascoltando i racconti dei nostri figli, è molto importante perché ci aiuta a individuare i loro valori, il loro approccio ai ragazzi, la loro metodologia, il loro personale modo di stare dentro la relazione e così via.
Niente di tutto questo ci sarebbe chiaro senza un rapporto il più possibile diretto e schietto con gli insegnanti.
Il secondo pilastro per costruire un buon rapporto con gli insegnanti è saper comunicare, per permettere loro di conoscere meglio i nostri bimbi e il loro contesto familiare.
Ogni bambino ha il suo bagaglio, punti di forza, limiti, fatiche, ogni bambino e bambina possono essere sostenuti o ostacolati nel loro percorso di crescita, consapevolmente o inconsapevolmente, e quando questo accade tutto diventa più complicato per loro.
Per questo è molto importante che, gli sguardi diversi degli adulti che accompagnano i bambini nel loro percorso, possano incrociarsi ed interagire.
Insegnanti e genitori saranno entrambi aiutati dalla reciproca comunicazione su tutto ciò che riguarda i bambini e i ragazzi: una notte di sonno persa per qualche motivo, un momento difficile della famiglia o del bambino, una malattia o anche qualcosa di bello ed importante che è accaduto, tutte queste cose se condivise aiuteranno gli uni e gli altri a comprendere meglio e a costruire un buon rapporto.
Colloqui scolastici, cosa dire e cosa non dire.
Ogni insegnante imposta i colloqui con i genitori, secondo i propri canoni di efficacia, accade così che ci siano colloqui molto amichevoli e quasi informali, colloqui molto tecnici, con al centro obiettivi e metodologie ma poco centrati sui bambini, colloqui fiume in cui si parla del più e del meno, insomma ognuno si gioca questa carta in modo diverso.
Quando si partecipa ad un colloquio, cosa è davvero importante condividere tra entrambe le parti?
Il colloquio scolastico è un momento speciale, in cui ci si scambiano informazioni importanti sul bambino, quindi partirei proprio da qui: mettere al centro il bambino e la comunicazione intorno ad una parte importante della sua vita che è lo stare a scuola.
Come il bambino sta a scuola, come vive l’apprendimento, quali punti di forza mostra e quali limiti, ma anche come il bambino vive in famiglia, cosa gli sta a cuore, come procede il suo sviluppo, come sta.
Impostare un colloquio scolastico su questi canoni sembra semplice ma non lo è, molti genitori faticano ad accogliere lo sguardo degli insegnanti, capita che si sentano giudicati e cerchino di dimostrare come l’insegnate si sbagli, non abbia capito il bambino o sia incompetente, incapace o in mala fede.
L’errore di fondo qui, è impostare una scaramuccia tra adulti, togliendo il focus dal bambino.
Quando i bambini incontrano difficoltà o vivono disagi, quello che è davvero importante è aiutare loro e non tentare di dimostrare che il problema non esiste.
Il valore di un educatore, sia esso insegnante o genitore, non è dato dal non incontrare mai difficoltà e dal vivere un percorso privo di ostacoli, ma è dato piuttosto dalla capacità di essere resiliente, di chiedere e accettare aiuto quando serve e di saper lavorare insieme ad altri per il bene del bambino.
L’alleanza educativa tra scuola e famiglia è estremamente efficace e può essere costruita solo sulla base di un dialogo rispettoso ed onesto.
Essere insegnanti e costruire un buon rapporto con i genitori.
Per gli insegnanti, è decisivo costruire un buon rapporto con i genitori basato sul dialogo, per farlo ciò che va curato in particolare è la comunicazione.
Una comunicazione di qualità, chiara, attenta, puntuale e sincera, può aiutare a minimizzare le incomprensioni e i conflitti.
La comunicazione va costruita con pazienza, nella scuola dell’infanzia attraverso un dialogo quasi quotidiano, attraverso i colloqui calendarizzati ma anche attraverso colloqui straordinari, quando necessario.
Alla fine tra insegnanti e genitori nascono rapporti sempre importanti, talvolta buoni e qualche volta difficili, che rimangono nel cuore degli uni e degli altri, anche per molti anni.
Capita di sentirsi dire, a distanza di anni da qualche genitore, avevi ragione su mio figlio, tu lo avevi capito, se solo ti avessi ascoltato…
Ecco questa non è una vittoria per gli insegnanti, non si vince quando si ha ragione ma quando si è riusciti insieme, genitori ed insegnanti, a fare ciò di cui il bambino aveva bisogno.
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